Bildinfo

Links: Ausschnitt aus dem Deckenfresko Federico Zuccaris in der ›Sala terrena‹ des Palazzo Zuccari, rechts: Ausschnitt aus dem Entwurf Giacomo Giollis für den Concorso Clementino 1706.

© Bibliotheca Hertziana (Gabriele Fichera) und Accademia di San Luca, Rom.

Anfänge - 1400

Constructing Iconicity in Early Medieval Rome. Bishops and Emperors
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At the Bibliotheca Hertziana, Vladimir Ivanovici analyses the iconic dimension of living bodies in Late Antiquity. Focusing on the construction and ritual techniques the last emperors to build in Rome used to create for themselves an iconic aura, the project also addresses the legacy of the phenomenon, namely the adoption and adaptation of these techniques by the Christian bishops. The results of the research will be included in a forthcoming monograph, provisionally called Iconic Presences. Embodying the Divine in Late Ancient Christianity. The research is meant to draw scholarly attention to the intercessional paradigm represented by the living person as theophanic screen by contextualising the iconic potential of a selection of religious figures (charismatic teachers, martyrs, initiates, bishops, emperors, and stylites).

Spätantike Elfenbeinkästen (4.–6. Jahrhundert): Materialität, Historiographie und Gebrauch
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Das Dissertationsprojekt widmet sich der spätantiken Elfenbeinkastenproduktion des 4.–6. Jahrhunderts unter Berücksichtigung interdisziplinärer Fragestellungen. Für die Studie wurde ein Bestand von fünf Elfenbeinkästen und – aufgrund ihrer großen typologischen Kohärenz – einigen einzelnen Tafeln als Korpus definiert. An diese Objekte werden verschiedene interdisziplinäre Fragestellungen herangetragen. An erster Stelle steht die Analyse von Quellen, die sich konkret mit dem Material Elfenbein auseinandersetzen. Dabei sollen verschiedene semantische Bedeutungsvalenzen herausgearbeitet werden, die dem Material zugeschrieben wurden und die z.B. zwischen Machtrepräsentation, religiöser Aufgeladenheit und Heilwirkung changieren konnten. Außerdem soll die Funktion der Objekte innerhalb der spätantiken christlichen Gesellschaft untersucht werden. Anhand der detaillierten Untersuchung der Elfenbeinkästen sollen so neue Erkenntnisse über die materielle Kultur der spätantiken Gesellschaft ermöglicht werden.

Santa Maria in Cosmedin – Architektur, Ausstattung, Geschichte
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Die spätestens im 6. Jahrhundert in einer spätantiken Säulenhalle errichtete Marienkirche am antiken Forum Boarium gehört hinsichtlich ihrer komplexen Baugeschichte und ihrer prächtigen Ausstattung zu den interessantesten Bauten des römischen Mittelalters. Die monographische Untersuchung ist integrativer Teil des mehrbändigen Corpus Cosmatorum. Die Kirchen der Stadt Rom im Mittelalter. 1050-1300, an dem eine internationale Forschergruppe arbeitet.

Napoli romanica. Il paesaggio monumentale della città pre-angioina (950-1250)
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La ricerca è incentrata sul paesaggio urbano di Napoli anteriore all'arrivo degli Angioini nel 1266, con l'intento di recuperare da un punto di vista storiografico tre secoli di attività edilizia. Si cercherà di delineare l'immagine di una città che al pari delle altre, durante i secoli del Romanico e del primo Gotico, ha esibito orgogliosa la propria architettura: dalle mura alle torri, alle strutture portuali, ai castelli, senza dimenticare cattedrali e architetture religiose, il tutto in un contesto urbano – e probabilmente paesaggistico – ancora fortemente tardo-antico. Si tratta dunque di ricostituire la fisionomia della città così come la trovano gli Angioini al loro arrivo: la Napoli coeva alle grandi realizzazioni meridionali (Montecassino, Salerno, etc.) e alle imprese siciliane, pugliesi o calabresi. In quel momento storico, Napoli non era né una città devastata né era stata scevra di innovazioni edilizie nei secoli immediatamente precedenti. L'ipotesi di lavoro di questa pubblicazione è quindi l'idea a priori poco diffusa di una Napoli che ha sempre vissuto architettonicamente e urbanisticamente a pieno ritmo, lungo tutto il proprio percorso storico, anche prima dell'ascesa al trono degli Angioini. Un capitolo del libro sarà dedicato proprio allo studio della perdita dell'eredità monumentale dei secoli tra il X e il XIII, oggi maggiormente dimenticata.

Ricerche per una topografia del potere a Roma: la committenza artistica della famiglia Conti
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Il Duecento si individua quale secolo preminente e tra i più generosi per la produzione artistica dell’Urbe. Momento di grande fervore e innovazione nelle arti, è anche uno dei secoli di più alto prestigio per il papato medievale, quando la dottrina teocratica rivive una profonda attualizzazione e sono imperanti i concetti di universalità e centralità della potenza papale. Tra i protagonisti indiscussi di questa stagione, si annoverano i Conti, stirpe baronale le cui fortune dipendono in maniera pressoché esclusiva dal pontificato di un loro congiunto. A questa grande influenza sulle sfere del potere, si accompagna sia la presa di possesso fisica della città - realizzata attraverso radicamenti insediativi in aree urbane di strategica importanza - sia lo sviluppo nel contado, dove i Conti controllano le principali vie di comunicazione della provincia verso Roma e verso il Regno. A illustri esponenti di tale casato si riconducono alcuni dei più alti episodi di evergetismo della storia dell’arte, a partire dalla committenza di papa Innocenzo III (1198–1216) e poi soprattutto con quella del cardinale Stefano Conti (1216–1254), figura di mecenate ancora oggi troppo marginale negli studi di settore, a cui si devono opere di portata rivoluzionaria, quale il complesso di ambienti nel monastero dei Santi Quattro Coronati.
Il progetto indagherà le espressioni artistiche legate al mecenatismo di tale famiglia, alla luce dei rapporti che i suoi membri seppero instaurare con le potenze del tempo (dagli ordini religiosi ai rappresentanti del potere civile e nobiliare), valutandone le ricadute nel contesto culturale di Roma. Parte integrante della ricerca sarà lo studio dei modelli e delle forme della rappresentazione e dell’autocelebrazione familiare, tradotti nelle espressioni artistiche esistenti e perdute, che permetterà di riconfigurare, attraverso il ricorso alle fonti e alle documentazioni d’archivio, il volto artistico e politico della Roma del Duecento sullo sfondo delle vicende di tale importante famiglia.

Arte sacra federiciana. L’imperatore Federico II di Svevia e l’architettura religiosa nel litorale adriatico
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La committenza artistica di Federico II, dispiegata nel trentennio del suo regno (1220–1250) con un’intensità senza precedenti per un imperatore medievale, è universalmente nota per il suo carattere laico. Se questo è vero per la serie di castelli edificati a partire dagli anni trenta del XIII secolo, tuttavia quasi nulla conosciamo del primo decennio dell’età federiciana. La principale impresa di questo periodo è il perduto palazzo di Foggia, elevata nel 1223 a nuova capitale del Regnum. Ben poco resta di una costruzione che dovette svolgere il ruolo di incunabolo dell’arte imperiale, ma gli avanzi superstiti collegano inequivocabilmente il cantiere della domus ad una serie di edifici sacri del litorale adriatico (a Foggia, Fossacesia e Termoli). Le numerose affinità costruttive e formali che stringono assieme questi monumenti obbligano a riconoscere una piena osmosi tra cantieri laici ed ecclesiastici, come avverrà in altre fondazioni imperiali quali la scomparsa domus di Lucera o Castel del Monte. Lo studio di questi importanti e ancora problematici edifici, non a caso collocati su una linea adriatica funzionale al nuovo baricentro della politica federiciana, diventa così essenziale non solo a ricostruire l’immagine della prima arte promossa da Federico II, ma anche a discutere il luogo comune dell’esclusiva committenza laica dell’imperatore, aprendo la strada all’ipotesi di un’arte sacra federiciana.

Federico II e la Capitanata nel passaggio dal Regno all’Impero. Una biografia del territorio (1220–1250)
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Lo studio dell’architettura religiosa della Capitanata in età federiciana (v. progetto Arte sacra federiciana) ha evidenziato una realtà complessa, in cui diversi attori agiscono in una rappresentazione orchestrata dalla curia imperiale. La ricostruzione di questa vicenda è al centro del progetto di un libro che intende sviluppare il tema del cambiamento del paesaggio architettonico e monumentale a seguito delle riforme politiche ed economiche promosse dal governo svevo. In tal senso, l’architettura religiosa si presenta come un caso emblematico. Da un lato, in essa si riversano le nuove istanze artistiche promosse nell’alveo dei cantieri imperiali, dall’altro vi si manifestano fenomeni di resistenza alle novità federiciane. Questa particolare dialettica espressa negli edifici sacri è arricchita dal contesto mediterraneo di cui la Capitanata sveva è pienamente partecipe. Gli scambi militari, economici e culturali provocati dalle crociate contribuiscono infatti a determinare il carattere eclettico dell’architettura sacra, evidente ad esempio in città portuali come Termoli o in nuovi centri amministrativi come Foggia. L’ipotesi che ne scaturisce è che il litorale pugliese, così configurato, costituisse il laboratorio dell’arte federiciana, nucleo creativo di nuovi linguaggi poi esportati in altre regioni del Regno.
Partendo dalla constatazione che vi fu una Capitanata prima di Federico e un’altra dopo Federico, il progetto si propone di ricostruire una biografia del territorio nel passaggio dal Regnum all’Imperium, adottando una narrazione parallela a quella della vita dell’imperatore. Con questo registro s’intende rimarcare l’azione di Federico II sul territorio, raccontando successi e fallimenti di un’eccezionale storia di proiezione del potere sovrano.

Päpstliche Geschenke im späten 13. Jahrhundert – Akteure, Objekte, Funktionen
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Im späten 13. Jahrhundert schenkten Päpste kostbare Textilien, liturgische Geräte und Handschriften an kirchliche Institutionen innerhalb und außerhalb Roms. Ein Teil dieser mobilen Gaben stammte aus den Beständen des päpstlichen Schatzes. Er wurde vor den Schenkungen innerhalb der päpstlichen Liturgie und des Zeremoniells genutzt und war folglich eng an die Person und das Amt des Papstes gebunden. Die Schenkungen führten zu einer an Träger, Raum und Handlung gebundenen Neukontextualisierung der Gaben und dienten der Etablierung einer auf das römische Papsttum ausgerichteten Kultur delegierter Repräsentation, politischer Loyalität und der Memoria. Ziel des Projekts ist es, anhand verschiedener Fallstudien über die päpstliche Schenkungspolitik im letzten Viertel des 13. Jahrhunderts neue Erkenntnisse zu den Funktionen päpstlicher Gaben dieser Zeit zu gewinnen. Am Beispiel des päpstlichen Geschenkwesens sollen anthropologische Erklärungsmodelle (z.B. die Gabentheorien von Marcel Mauss und Annette Weiner) für die Kunstgeschichte fruchtbar gemacht werden, um einerseits der materiellen und visuellen Wirkmacht der verschenkten Artefakte gerecht zu werden und um andererseits das Verhältnis zwischen den die Schenkungsvorgänge bestimmenden Akteuren und der »agency« der Geschenke erklären zu können.

Tradition als Konzept? – Die Wandmalereien in Santa Maria di Vescovìo – Kathedrale der Sabina
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Gegenstand der Arbeit sind die Wandmalereien in Santa Maria di Vescovìo, der ehemaligen Kathedrale des suburbikarischen Bischofssitzes Sabina. Nur wenige Jahre vor dem Auszug der Päpste nach Avignon entschied man sich in dieser Kirche für eines der traditionellsten Themen römischer Kunstgeschichte, der Gegenüberstellung alt- und neutestamentlicher Szenen, ergänzt durch eine monumentale Darstellung des Jüngsten Gerichtes und knüpfte damit an die großen verloren gegangenen Zyklen in den Apostelkirchen Alt-Sankt Peter und San Paolo fuori le Mura an. Möglicherweise wurde damit bewusst Tradition zum Konzept erhoben, um den über tausendjährigen Anspruch des Papstes auf den Stuhl Petri zu rechtfertigen, an jenem Ort, an dem der Apostel Petrus der Legende nach selbst gepredigt und eine Kirche gestiftet haben soll. Ziel des Dissertationsvorhabens ist es, die Wandmalereien in den künstlerischen und historischen Kontext des Due- und Trecento einzuordnen und sowohl stadtrömische Malerei und Mosaikkunst, als auch die Malerei des Latium in die Überlegungen einzubeziehen. Ferner soll die Geschichte der Sabina und die Rolle der Bischöfe aufgearbeitet werden und Überlegungen zur Auftragslage und Datierung der Malereien angestellt werden.

Monumentalplastik des Trecento in Neapel. Neue Studien zu Produktion und Nutzung
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In Neapel spielte in der Kunstproduktion des Trecento die Monumentalplastik eine bedeutende Rolle. Portale, Altäre, Gräber und viele weitere Ausstattungs- und Dekorationsgegenstände schmückten damals die externen und internen Fassaden von Palästen, Kirchen, Klöstern und Krankenhäusern. Heute noch ist davon ein Nachhall in vielen erhaltenen Werken (überwiegend Grabmäler) zu spüren. Eine große Anzahl literarischer und ikonographischer Quellen erlaubt es, den über die Jahrhunderte durch Plünderung, Zerstörung oder durch andere Eingriffe entstandenen Verlust teilweise zu rekonstruieren. Durch systematische Sichtung und Neubearbeitung des überlieferten Kunsterbes soll die Forschung zum Trecento in Neapel vervollständigt werden. Zwar sollen die materiellen Merkmale der Gegenstände wie Stil, Ikonographie, Technik und Zustand nicht unberücksichtigt bleiben, doch liegt der Schwerpunkt des Forschungsprojekts auf Fragen nach der ursprünglichen Funktion und der Bestimmung der Werke, insbesondere in Bezug auf die Selbstdarstellung der Auftraggeber oder auf Propagandazwecke. Besondere Aufmerksamkeit soll dabei der typologischen Varietät der künstlerischen Werke und der Beziehung zwischen stilistischer Ebene, ikonographischen Entscheidungen und den Bestrebungen der Auftraggeber gewidmet werden. Ein weiterer wichtiger Bestandteil des Projekts ist die Untersuchung der praktischen und hierarchischen Organisation der Werkstätten und die Aufarbeitung der bisher noch nicht erforschten Künstlerpersönlichkeiten.

Historische Topographie der Repräsentation von Heiligen im Kontext dynastischer Legitimation und Identifikation in Süditalien (13.–14. Jahrhundert)
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Die Erforschung der Nutzung von Heiligenkulten und ihrer Repräsentationsmedien für dynastische oder kommunale Legitimationsstrategien und politische Identitätsbildung hat eine lange Tradition im Rahmen der politischen Ikonographie. Es werden meist zentrale Monumente solcher sakralen Inszenierungen von Herrschaft und Gemeinschaft erforscht, selten aber wird die räumliche und mediale Streuung politischer Sakralpolitik mit untersucht. Erst vor diesem Hintergrund aber ließe sich die Orts- und Medienspezifik sakraler Repräsentationsformen in vergleichender Perspektive thematisieren. Die besondere epistemische Herausforderung liegt in der Kombination der Datensätze, semantischen Felder und räumlich-zeitlichen Relationen. Welche Art von Raumkonstruktionen und Raumdarstellungen ergeben sinnvolle Grundflächen zum Eintragen von Datenknotenpunkten? Wie lassen sich kartographische Räume auf Handlungs- oder Wissensräume beziehen? Wie kann z.B. das Modell der Distributionskarte verbessert werden?
Süditalien im späten 13. bis ins mittlere 14. Jahrhundert bietet sich als Untersuchungsrahmen an, da das seit 1266 von den französischen Anjou regierte Königreich Neapel wechselnde Allianzen mit Ungarn und Aragon einging, in diesem Zusammenhang bedeutende territoriale Gewinne und Verluste zu verzeichnen sind und die Herrscherdynastie aktiv das Projekt einer Sakralisierung ihres Geschlechts verfolgte. Die Fokussierung auf jene Heiligen, die in Bezug auf die Legitimierung von Herrschaft und Gemeinschaft besonders relevant sind, wie z.B. der Hl. Ludwig von Anjou oder die Hl. Elisabeth von Ungarn, erlaubt es, danach zu fragen, wie sich politisch-diplomatische Beziehungen und Allianzen oder territoriale Veränderung des Herrschergebiets auf die Verbreitung und die medialen Repräsentationsformen von Heiligen auswirken. Das Projekt strebt an, seine Datensammlung jenseits der klassischen Datenbank in einer dem Forschungsinteresse adäquaten Weise zu gestalten und diesen Prozess auch theoretisch zu reflektieren.